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AQUAMORE, IL NUOVO MODELLO DI GESTIONE E DI COLLABORAZIONE PUBBLICO-PRIVATO

Il cambiamento necessario nella gestione degli impianti pubblici e l’interpretazione che ne dà uno dei gruppi emergenti, forte di una progettualità innovativa e di prospettiva

Paolo Calvi, con il varo del progetto Aquamore da lui fortemente voluto e condiviso con la proprietà di A&T/ Myrta Pools, ha dato il via ad un convincente modello gestionale che interpreta il nuovo corso del PPP, configurabile come riferimento per il settore nei prossimi anni: un percorso a diversi moduli che rivede i rapporti fra impresa, enti locali e attori coinvolti e dà risposte persuasive ai radicali cambiamenti in atto, di cui la crescente concorrenza straniera è una delle pressanti novità. Dalle parole di Paolo Calvi, la sintesi del valore e della sostenibilità del modello Aquamore/P&G.

Aquamore: come nasce l’idea e a fronte di quali considerazioni?

Aquamore nasce dall’idea di offrire, nell’impiantistica natatoria pubblica, impianti rivolti a famiglie e sportivi che siano belli, funzionali, sicuri e fortemente riconoscibili sul territorio. Con questo approccio vogliamo trasferire la cura del dettaglio ed il gusto dell’innovazione che da sempre contraddistinguono il gruppo Myrtha anche al modello di gestione.

Un concept che interpreta un nuovo modo di vivere la piscina e i servizi erogati: i punti chiave.

Il concept che presentiamo al mercato vuole proporre un nuovo modello sia dal punto di vista dei contenuti sia dal punto di vista dei servizi. A livello di contenuti, infatti, accanto al modello più tradizionale vogliamo proporre soluzioni pensate per estendere la presenza degli utenti per un lasso di tempo più alto, dove i Centri diventano dei veri e propri punti di aggregazione in cui fruire di differenti attività. Dal punto di vista dei servizi, vogliamo lavorare affinchè la cura del cliente sia ai massimi livelli e in grado di intercettare i bisogni anche di coloro che oggi non frequentano i centri natatori.

Quali le fondamentali differenze fra quello che voi proponete e quanto fino a ieri era prevalente nel rapporto pubblico-privato?

Lo sviluppo delle nostre operazioni parte da un caposaldo fondamentale: privato e pubblico sono partner e non antagonisti. Ciò determina quindi, nel rispetto dei limiti che il sistema impone (si pensi ad esempio la limitatezza di risorse che le Pubbliche Amministrazioni possono investire in questo tipo di operazioni), la creazione di un vero partenariato pubblico-privato, in cui contribuiamo in maniera significativa all’investimento assumendone il corretto trasferimento dei rischi.

Possiamo definirlo un modello modulato secondo le necessità del territorio e di accordo da definire con l’ente locale?

Assolutamente, è fondamentale saper analizzare non solo le necessità ma anche le potenzialità del territorio. Esaurita questa fase, condividere con l’Ente Locale aspettative e obiettivi è lo step successivo ed altrettanto importante. È opportuno inoltre tenere in considerazione un ulteriore aspetto fondamentale, ossia l’eventuale presenza di un centro da riqualificare. In questo senso, abbiamo elaborato un modello scalabile di contenuti che, a partire dallo schema base (vasche indoor, outdoor e ristorazione), possa essere arricchito dai contenuti che chiamiamo dell’acqua del futuro (spa e spraypark per un ambiente estremamente family), da servizi correlati come la fisioterapia e da elementi multisport.

Cosa ritiene non possa più essere considerato oggi nella gestione di impianti pubblici

a) Da parte delle amministrazioni comunali

Gli Amministratori a nostro giudizio oggi non possono pensare sul breve periodo, ma devono avere ben chiara la necessità disviluppare progettualità di medio-lungo periodo che sappiano mantenere nel tempo il valore del patrimonio impiantistico. L’altro elemento rilevante è l’impossibilità, stante il forte investimento in capo al soggetto privato, di mantenere tariffe troppo distanti

dalle logiche di mercato, se non per gli aspetti strettamente sociali.

b) Da parte dei gestori

I gestori oggi non possono più pensare agli impianti natatori con le logiche del passato, ossia immaginando la Pubblica Amministrazione come una risorsa costante cui attingere in caso di problemi. La gestione deve essere uno strumento per fare impresa in modo economicamente e finanziariamente sostenibile. Probabilmente questo percorso richiederà una sempre maggiore professionalizzazione della figura del gestore.

Nella sua idea di impianto moderno, quale di quelli da voi realizzati e gestiti fino ad oggi interpreta al meglio la nuova progettualità e perché?

In tutti i nostri Centri, sia pur diversi tra di loro, è riconoscibile il DNA Aquamore. Villafranca di Verona rappresenta la nostra volontà, partendo da una riqualificazione, di trasformare gli spazi esistenti per offrire nuovi servizi all’utenza. Seriate è un centro con i contenuti più tradizionali del nostro schema base declinati in maniera da rendere la fruizione piacevole e apprezzata. Bocconi rappresenta infine la sfida di un grande centro a vocazione sportiva in un contesto metropolitano e con interlocutori sia pubblici sia privati.

Obiettivi a monte del progetto

Aquamore e i risultati ad oggi ottenuti nei vostri impianti

Aquamore nasce con l’obiettivo di offrire una risposta qualificata alle esigenze del mercato dell’impiantistica sportiva di proprietà pubblica in Italia. Il modello che abbiamo sviluppato, oggi, ha saputo raccogliere anche l’interesse di investitori privati qua

li l’Università Bocconi e altri. Cito, ad esempio, il Centro Aquamore Spinea, che verrà inaugurato nel prossimo mese di settembre. Dal punto di vista gestionale, riteniamo che, anche a causa della pandemia, una corretta valutazione dei risultati sarà possibile solo nel prossimo biennio.

Che programmi avete per il futuro e quali sono i parametri che vi spingono a considerare un’operazione valida e sostenibile?

Intendiamo ampliare certamente la nostra rete di centri. In pipeline abbiamo oggi, oltre ai 4 centri attivi (Villafranca, Seriate, Castelgoffredo e Bocconi), altre 5 aperture nei prossimi 24 mesi. I parametri che ci spingono a considerare un’operazione valida e sostenibile sono molti, ma il principale resta la capacità di remunerare in maniera certa, equilibrata e costante nel tempo la quota parte di investimento privato.

Nella valutazione o meno della bontà di una gara d’appalto, cosa si sente di suggerire e cosa ritiene vada evitato perché la gestione di un impianto pubblico abbia futuro?

Le gare d'appalto più tradizionali oggi non rappresentano un ambito cui siamo soliti rivolgerci. In generale, affinché una gestione abbia futuro è certamente necessario che le esigenze dell’Ente Pubblico e le aspettative del gestore siano allineate. Inoltre, a nostro giudizio sono da evitare i bandi di durata ridotta, che difficilmente consentono di riassorbire l’investimento della fase di start up e certamente non valorizzano il bene e i servizi erogati al pubblico.

Tornando ad Aquamore e al suo gruppo – P&G – oltre al modello con il vostro brand, voi avete la capacità di trovare intese anche con gestori terzi per sviluppare soluzioni alternative: può illustrarci quando e come considerate questa opzione, favorevole al partner, ma anche per la collettività e per il Comune di riferimento?

Questa è una strada parallela alle nostre gestioni dirette che abbiamo percorso in passato e che continueremo a percorrere in futuro, specialmente in quei territori in cui – per ragioni geografiche o di target – non siamo né saremo presenti in prima persona. Per partner strutturati e forti e che condividono la nostra mission, la nostra disponibilità ad un percorso insieme è invariata.

Perché Aquamore può essere la formula che porta nelle piscine una clientela nuova ed aggiuntiva rispetto a quella tradizionale?

Con il nostro modello intendiamo parlare a due segmenti di utenti. Il primo segmento è costituito dal 9% della popolazione che frequenta abitualmente in Italia un Centro Natatorio: a questo target, oltre al servizio tradizionale cui è abituato, vogliamo offrire servizi integrati personalizzabili, come ad esempio il Virtual Trainer per i clienti abituali del nuoto libero. Il secondo segmento, estremamente rilevante, vale 10 volte la

popolazione che oggi frequenta i Centri. Oltre all’aspetto dei contenuti (spraypark, spa, etc), offrire servizi diversi ed integrati probabilmente è la chiave di volta per raggiungere questo tipo di target anche in ambito più tradizionale. Pensiamo alla fruizione dell’accesso estivo: l’acquisto online del biglietto che permette di saltare la fila, la consegna dei prodotti della ristorazione all’ombrellone, tutti upselling in grado di uscire dai vincoli delle tariffe imposte, senza che questo possa essere percepito come un fastidio da parte dell’utente.

Quali le più grandi difficoltà che incontrate nel presentare il progetto Aquamore agli amministratori locali e cosa sarebbe necessario il committente pubblico modificasse per essere al passo con i tempi?

Il dialogo con la Pubblica Amministrazione ovviamente rappresenta un aspetto fondamentale della nostra attività. In generale la criticità maggiore nasce quando manca l’allineamento tra la volontà politica e la componente tecnica, che spesso è sottodimensionata o comunque obbligata a seguire ambiti estremamente eterogenei nella gestione della cosa pubblica. Altro aspetto estremamente importante è ovviamente la disponibilità economica della Pubblica Amministrazione: che i nostri progetti piacciano è piuttosto frequente, più difficile ovviamente è trovare la disponibilità del pubblico ad investire. Da ultimo e non meno importante, non possiamo non citare l’estrema incertezza sulle tempistiche tecnico-burocratiche che coinvolgono le nostre operazioni: paradossalmente sono estremamente più lunghe rispetto ai tempi di effettiva esecuzione.

Rispetto all’ingresso di concorrenza straniera, Aquamore e P&G sembrano oggi la risposta nazionale più credibile: come pensate di agire verso questi nuovi competitors e che scenari lei prefigura per il settore?

Guardiamo certamente con interesse a tutti i player stranieri che stanno provando ad approcciare il mercato italiano. Un eventuale ingresso di questi operatori genererà sicuramente maggiore concorrenza e al contempo maggiore interesse verso il settore, che si tradurrà in maggiore professionalizzazione di tutte le figure coinvolte nel processo.

Quanto vi ha danneggiato la crisi pandemica e come state preparando il rilancio e la ripartenza dei vostri impianti e progetti da varare?

La crisi pandemica con la chiusura dei centri natatori ha sicuramente penalizzato l’aspetto prettamente gestionale del nostro modello, tuttavia non ci ha impedito di continuare a sviluppare le operazioni che andranno a regime nei prossimi anni. Per la ripartenza sarà fondamentale trasmettere all’utente finale fiducia e sicurezza. I nostri Centri natatori anche tra il primo ed il secondo lockdown sono stati percepiti come posti sicuri dai nostri clienti, e fondamentale sarà mantenere questa percezione.

Lei in diverse sedi ha espresso grande fiducia per il futuro del settore: su che basi manifesta questo ottimismo e cosa reputa fondamentale considerare perché una gestione abbia un domani di certezze?

Ho fiducia nel futuro del settore perché siamo davanti ad una fase storica estremamente importante: passata l’emergenza di questi mesi, infatti, credo che molte saranno le opportunità che il mercato potrà offrire. L’impiantistica in Italia oggi è molto spesso obsoleta e questo offre, a chi saprà interpretare al meglio i bisogni di oggi e di domani, un mercato potenziale decisamente appetibile. Per avere un domani di certezze una gestione deve secondo noi contare su contenuti funzionali e correttamente disegnati, una durata coerente con la possibilità di fare investimenti e servizi in grado di portare innovazione.

Come manager affermato ed interprete di una nuova stagione delle piscine, a che traguardi intende guidare il suo gruppo e su cosa punterà maggiormente per ritenersi soddisfatto?

Guardiamo al mercato dell’attività sportiva come fattore sempre più presente nella vista di ognuno di noi. Dobbiamo stare bene non solo dopo aver svolto l’attività sportiva, ma anche durante l’esercizio fisico e questo si può fare solo in luoghi gradevoli, funzionali e accessibili a tutti.

Noi puntiamo ad essere uno dei player in grado di creare e gestire questi luoghi, costruendo e riqualificando gli impianti sportivi, rendendoli disponibili al maggior numero di persone che vivono le proprie città e che possono considerarli come il miglior ambiente dove fare sport e condividere una parte sempre più importante della propria vita sociale.