JUMP!

JUMP! Come sfruttare al meglio le potenzialità di un attrezzo che entusiasma e al contempo allena in modo efficace chi interpreta correttamente VAS

In un’ottica VAS, a fronte di una riorganizzazione degli spazi acqua, in relazione a proposte innovative in grado di aprire un nuovo mercato, con riferimento ad una crescente necessità di rispondere ai diversi bisogni di coloro che ancora non sono assidui frequentatori delle piscine, l’Aqua Jump diventa un importante mediatore.
Le caratteristiche meccaniche del Jump lo connotano come un attrezzo polifunzionale.

Da proposta alternativa all’acquagym può trasformarsi in una proposta di allenamento per recupero funzionale in acqua, permette sessioni di allenamento a circuito e/o interval training, passando da un approccio singolo ad una di coppia.

Mediante il “metodo a contrasto” permette di introdurre in vasca il doppio degli allievi rispetto al numero degli attrezzi disponibili.

Il suo utilizzo consente di raggiungere importanti obiettivi VAS come forza esplosiva, condizionamento degli arti inferiori, dimagrimento, potenziamento dell’apparato cardiovascolare e tanto divertimento, a patto che sia utilizzato nella maniera più corretta.

L’analisi della legge di Hooke, mediata dalla legge di Archimede, obbliga a differenziare nettamente Jump Acquatico dal jump terrestre.

L’effetto rebound e la pliometria, riscontrabili in entrambe le situazioni, hanno un impatto differente in acqua soprattutto sull’apparato muscolo-scheletrico, in quanto maggiormente scaricato perchè immersi.

Obiettivi come condizionamento muscolare e attività cardiovascolare possono essere raggiunti programmando necessariamente l’esatta posizione del nostro baricentro, del centro di spinta e delle spalle.

A seconda del nostro approccio si ottengono risultati differenti allontanandosi spesso, come idea, dal nome che identifica lo stesso attrezzo (Jump); si ricercano spinte e pressioni sulla tela Push In simultanee o alternate a spinte o kick fuori dalla tela Push Out.

L’approccio dimostrativo dell’istruttore a secco dal piano vasca è e deve essere differente. Il ritmo dimostrativo deve essere rallentato rispetto a quello che realmente è la risposta della tela soggetta ad un carico gravitazionale.

Per questo, spesso è fondamentale l’utilizzo di uno sgabello che - lo consiglio per esperienza - sia più alto di quello che viene utilizzato per fare acquagym; il jump ha un piedino di rialzo di circa 20 cm e lo sgabello basso non permette la stessa libertà di movimento; in particolare potrebbe risultare dannoso per la postura e la colonna vertebrale.

Un ritorno venoso potenziato non solo dalla pressione idrostatica, ma anche dall’azione della tela e dalla sua giusta tensione, direi ottimale in alcuni Jump di qualità, permette per di più un miglioramento della circolazione linfatica.